27 Agosto 2026

Ettore Marino

Arbëria

Variazioni su noie vetuste

di

Ettore Marino

Premessa. L’innamorato che corteggi col canto una fanciulla sorda si destina a cantare finché morte lo liberi. Quando l’innamorato non è un singolo, bensì un collegium aperto a nuovi adepti, il canto si fa eterno, e la noia grottesca. Deridere chi ama è villania malvagia; tentar di aprire gli occhi a chi ama vanamente, è atto soccorrevole, benevolenza da fratello. Se il collegium, però, si mostra sordo anch’esso ai consigli della disillusione, può accadere che il soccorrevole fratello prenda a tornare alla carica ogni volta che può, giustapponendo noia a noia. Continua a leggere…

Letteratura

Viteliú: i rischi di un romanzo

di

Ettore Marino

Vi sono parti letterari che si danno immediati per quello che vogliono essere: non hanno corso rischi, hanno obbedito al proprio fine e lo hanno conseguito, quando accade, lungo un sentiero senza buche. Altri invece ve n’ha che di buche e di mine e di cappi il proprio sentiero punteggiano, e giungono alla meta, anche qui quando accade, avendo di volta in volta sfiorato ogni rischio, ma senza mai caderne preda. Grazia è negli uni e negli altri; ma, appunto, grazia di differente specie. Continua a leggere…

Letteratura

Dario Fo tra le rose (Seconda parte)

di

Ettore Marino

Esorto chi desiderasse leggere codesta seconda e ultima parte a farlo solo dopo aver attentamente riletto la prima.

Ce n’è da sdegnare ogni anima, e il Fo s’infoca d’uno sdegno umanissimo e santo – ma del tutto gratuito. Nel testo, infatti, che è una talora cruda ma pur sempre giocosa schermaglia tra corteggiante e corteggiata, una reale minaccia di violenza carnale la ravvisa egli solo[1]; ma poi e soprattutto perché la legge di Federico II (Consitutiones Regni Siciliae, dette anche Liber Augustalis[2] e vulgatamente chiamate ‘Costituzioni di Melfi’, Settembre 1231), ben lungi dall’istituire, e per i soli ricchi, il “diritto di stupro” (son parole del Fo), tentava in qualche modo di proteggere i musi, le spalle, gli averi e la dignità di ogni suddito, uomo o donna, ricco o povero, signore o vassallo, cristiano, ebreo o musulmano che fosse. Continua a leggere…

Letteratura

Dario Fo tra le rose (Prima parte)

di

Ettore Marino

Un bimbo che leggesse “Ei fu. Siccome immobile, / dato il mortale sospiro, / stette la spoglia immemorè”, si tirerebbe addosso le risa dei compagni e l’ira stupefatta della maestra. Nessun bimbo, però, leggerebbe a quel modo, ché uno spontaneo senso del ritmo e del metro glielo impedirebbe. Ci fu un tale, però, che lo fece: non con lo stesso testo, bensì con uno dal metro coincidente, nei primi tre versi d’ogni strofa, con quello dei citati versi manzoniani. Continua a leggere…

Letteratura

E te malgrado

di

Ettore Marino

Si vive e cresce, tutti, quando ognuno si esprime secondo ciò che è. L’identità mai va violata, mai distorta. Io sono uno scrittore, e restringo il discorso al mio campo. Ebbene: alterare, alterare per forza e comunque le prose e i versi altrui, è una prassi trionfante tra gli ingranaggi editoriali: prassi villana con chi scrive, immiserente l’opera, spauperante il lettore. Sul tema, ho composto una terna di sonetti. Diedi voce, scrivendola, ad ogni autore cui la pagina sia un ansioso crogiolo che riplasmi ogni scoria in bellezza. L’ho intitolata E te malgrado. Ha avuto luce d’edizione nel numero 78 del semestrale ilfilorosso di Cosenza, la cui Redazione, esente da smanie revisorie, graziosamente mi concede di diffonderla intera ove più voglia e possa. Quest’oggi trova asilo su Terre Letterarie, del che ringrazio Mario Gaudio, fondatore e nocchiero del blog. Continua a leggere

Letteratura

Ansia, tabacchi e pillole…

di

Ettore Marino

Chiedere conto di un amore è aghiforme sadismo. Renderne conto da sé, spontaneamente, è prevenire l’invadenza del sadico. Ebbene, per un composito e assai bizzarro paradosso, chiesi una volta io stesso un redde rationem a qualcuno: ma non già di un amore, bensì di una integrale estraneità allo stesso. Continua a leggere